Didacta 2026

Il modello Puglia protagonista

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L’Inclusione al Quadrato: il “modello Puglia” protagonista a Didacta 2026

 

 

Firenze – La Fortezza da Basso, cuore pulsante dell’innovazione didattica nazionale, ha ospitato durante l’edizione di Didacta 2026 una riflessione che scardina i confini tradizionali dell’istruzione. Sotto il titolo evocativo di [GLI SPAZI DELL’INCLUSIONE], lo slot dedicato a “La Scuola delle Regioni” ha presentato una proposta audace: la fusione tra l’istruzione degli adulti, i Centri Provinciali di Istruzione degli Adulti ed i servizi educativi per l’infanzia, il Sistema Integrato ZeroSei.

L’obiettivo è ambizioso: trasformare la scuola in uno “spazio soglia”, un ponte reale tra le necessità delle famiglie e il diritto alla cittadinanza attiva.

La formula, “Inclusione al Quadrato”, illustrata durante l’incontro dell’11 marzo, nasce da una necessità pragmatica che si trasforma in visione pedagogica, dove sommare le competenze dei CPIA a quelle del mondo dei servizi ZeroSei non produce una semplice addizione, ma un effetto moltiplicatore.

Da un lato i CPIA operano come nodi cruciali per l’inclusione, specialmente per le fasce di popolazione con background migratorio o in difficoltà socio-ambientale-culturale, dall’altro i servizi per l’infanzia Zerosei creano luoghi di incontro per bambine, bambini e famiglie, agendo come hub civico, di socializzazione e supporto alla genitorialità, specialmente in aree urbane multietniche.

Come sottolineato negli interventi, ottimizzare l’offerta formativa per gli adulti, spesso genitori con background migratorio in cerca di inclusione sociale o di integrazione linguistica, in contemporanea alla cura dei figli piccoli, significa abbattere il primo ostacolo all’istruzione: l’impossibilità di conciliare tempi di vita e tempi di studio, costruendo così un modello di welfare generativo che mette al centro la famiglia come unità educativa indivisibile.

Dall’integrazione di questi centri con gli spazi per l’infanzia è infatti scaturito un forte potenziale, quello di creare un ecosistema di “welfare culturale” dove l’adulto apprende la lingua o consegue titoli di studio mentre il bambino, accudito, è inserito in percorsi educativi e formativi.

Il cuore tecnico della sessione è stato il focus sul CPIA 1 Bari “Alessandro Leogrande”, istituzione che ha saputo fare rete con l’I.C. Balilla Imbriani e l’APS Mama Happy: non stiamo parlando solo di condividere un tetto, ma di ripensare l’architettura dei servizi.

Il progetto ha dimostrato come la sinergia tra istituzioni scolastiche e terzo settore possa creare ecosistemi in cui l’adulto apprende mentre il bambino vive un’esperienza educativa di qualità. Questo approccio trasforma la scuola in un hub comunitario, riducendo la dispersione scolastica e favorendo l’inclusione reale delle fasce più fragili della popolazione.

L’evento [GLI SPAZI DELL’INCLUSIONE] ha visto due momenti.

Il primo, al mattino ,dal titolo “CPIA + ZeroSei = Inclusione al quadrato Scenari di ottimizzazione dell’offerta formativa per gli adulti e i servizi educativi Zerosei”, introdotto dalla prof.ssa Iginia Plantamura del Cpia 1 Bari Alessandro Leogrande e moderato dall’arch. Maria Raffaella Lamacchia, Regione Puglia Sezione Istruzione ed Università, ha visto un confronto serrato tra i massimi esperti del settore, quali il prof. Emilio Porcaro, Dirigente Scolastico del Cpia 2 Bologna Eduard C. Lindeman e Presidente della RIDAP, la prof.ssa Antonia Cavallone Dirigente Scolastico del Cpia Foggia David Maria Sassoli, la dott.ssa Alessia Rosa Prima Ricercatrice dell’Indire, e l’avv. Cristina Sunna della Regione Puglia Sezione Istruzione ed Università. Di grande rilievo è stato l’intervento di Silvia Miglietta, Assessore alla Cultura e Conoscenza della Regione Puglia, che ha tracciato possibili futuri scenari.

Il secondo, al pomeriggio, dal titolo “Gli spazi soglia [CPIA + ZeroSei] + Città. Il caso del Cpia 1 Bari Alessandro Leogrande, l’I.C. Balilla Imbriani di Bari e APS Mama Happy”, introdotto dall’arch. Maria Raffaella Lamacchia e moderato dalla prof.ssa Iginia Plantamura, ha visto la partecipazione degli attori principali della progettualità messa in campo nel quartiere Madonnella della Città di Bari, con la presenza della prof.ssa Laura Redavid Dirigente Scolastico del Cpia 1 Bari Alessandro Leogrande e della prof.ssa Giuliana Deflorio Dirigente Scolastico dell’I.C: Balilla Imbriani, e della dott.ssa Valentina Colonna presidente dell’APS Mama Happy e Roberta Tenerelli, architetto e dottoranda del Politecnico di Bari.

Quello che portiamo a casa da Didacta 2026, con questo doppio appuntamento, è la consapevolezza che l’inclusione non si fa a compartimenti stagni. Il modello pugliese dimostra che quando la politica, la scuola e il terzo settore collaborano, lo “spazio soglia” smette di essere un confine e diventa una porta aperta.

Con questa esperienza la Puglia, con il suo modello di “Inclusione al quadrato”, si candida a fare da apripista per una riforma silenziosa ma radicale del modo in cui intendiamo il servizio pubblico educativo: non più una serie di edifici separati, ma un unico abbraccio comunitario che accompagna l’individuo dalla nascita all’età adulta.

Se la sfida del 2026 era immaginare una scuola aperta alla città, l’ “Inclusione al quadrato” ha tracciato la rotta: meno muri, più ponti tra diverse generazioni.

L’appuntamento fiorentino si chiude con una visione: lo “spazio soglia” è aperto ed inclusivo, dove unire l’alfabetizzazione degli adulti alla cura dell’infanzia non è solo logistica, è il modo più intelligente per non lasciare indietro nessuno.

Ora spetta agli attori del territorio e alle istituzioni trasformare questa visione in realtà quotidiana.

Iginia Plantamura