Una visita alla mostra «Acqua che non si aspetta» per conoscere la memoria di Bari e riflettere sul rapporto tra città, territorio e ambiente

Ci sono fotografie che non si limitano a raccontare ciò che è accaduto: ci fanno entrare dentro una storia, ci mettono davanti a luoghi che conosciamo e ci costringono a guardarli con occhi nuovi.
È quello che è successo ai nostri corsisti dei percorsi di alfabetizzazione e di I livello che hanno visitato presso Palazzo Starita la mostra fotografica “Acqua che non si aspetta – Le alluvioni storiche di Bari in occasione del centenario dell’evento del 1926”. La mostra, promossa dal Politecnico di Bari e sostenuta dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, raccoglie quaranta testimonianze fotografiche delle principali alluvioni che hanno colpito la nostra città nel corso di oltre un secolo.
Bari, una città che abbiamo imparato a guardare diversamente…Entrando nelle sale di Palazzo Starita, i corsisti si sono trovati davanti alle immagini di una Bari molto diversa da quella che conosciamo oggi. Strade trasformate in fiumi, abitazioni invase dall’acqua, persone alle prese con la forza improvvisa della natura.
Al centro del percorso c’è l’alluvione del 5 e 6 novembre 1926, di cui ricorre quest’anno il centenario, ma le fotografie raccontano anche altri momenti difficili della storia cittadina: le alluvioni del 1905, 1915, 1954 e 2006.
Guardare quelle immagini è stato un po’ come aprire una finestra sul passato. Alcuni luoghi sono immediatamente riconoscibili, altri sembrano quasi appartenere ad un’altra città. Eppure, dietro quelle fotografie in bianco e nero o ormai segnate dal tempo, c’è una Bari reale, fatta di persone, quartieri, strade e vite quotidiane improvvisamente sconvolte dall’acqua.
La memoria diventa, così, conoscenza.
La visita non è stata soltanto un momento culturale, ma anche un’importante occasione di apprendimento.
Per i nostri corsisti, conoscere la storia della città in cui vivono significa anche sentirsi parte di una comunità, comprendere meglio il territorio e scoprire aspetti della realtà che spesso rimangono invisibili nella vita di tutti i giorni.
Le fotografie hanno suscitato curiosità, domande e riflessioni. Quanto è cambiata Bari in cento anni? Perché alcune zone sono più esposte al rischio? Che cosa succede quando piogge molto intense incontrano una città? E soprattutto: che cosa possiamo imparare dal passato per affrontare meglio il futuro?
Sono domande che trasformano una semplice visita a una mostra in un’esperienza di cittadinanza.
Infatti uno degli aspetti più interessanti della mostra è proprio il legame tra la memoria storica e il presente. Le immagini degli eventi passati sono accompagnate da informazioni sul territorio e sugli sviluppi tecnico-scientifici legati alla prevenzione e alla mitigazione del rischio idraulico.
L’acqua, dunque, non è soltanto protagonista delle fotografie: diventa una chiave per comprendere il rapporto tra l’uomo e l’ambiente.
Il titolo stesso, “Acqua che non si aspetta”, richiama l’idea di qualcosa che può arrivare improvvisamente e che ci ricorda quanto sia importante conoscere il territorio in cui viviamo.
La visita a Palazzo Starita ci ha lasciato una consapevolezza importante: la storia non è qualcosa di lontano da noi. È nelle strade che percorriamo, nei luoghi che abitiamo, nelle fotografie conservate negli archivi e nei racconti delle persone.
Per i nostri corsisti questa esperienza ha rappresentato quindi molto più di una semplice uscita didattica. È stata un’occasione per imparare nuove parole, confrontarsi, osservare, fare domande e, soprattutto, conoscere meglio Bari.
Perché conoscere una città significa anche conoscere le sue fragilità, la sua memoria e le sfide che la attendono.
E forse, dopo aver visto quelle fotografie, quando la prossima volta attraverseremo le strade di Bari dopo un temporale, le guarderemo con un’attenzione diversa perché l’acqua può arrivare senza preavviso, la memoria, invece, può aiutarci a essere più preparati.
di Monica Fornelli

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