W.omen: quando il destino si fa coraggio tra empowerment e uguaglianza
Si è tenuto il 19 dicembre l’evento dal titolo “W.omen – testimonianze di destini incrociati tra empowerment femminile e gender equality”, un incontro che ha trasformato la Sala degli Specchi del Palazzo di Città di Bitonto in un crocevia di culture, storie di vita e riflessioni sociologiche. Protagoniste della giornata, insieme a due docenti del CPIA 1 Bari “Alessandro Leogrande”, Angela Fiore e Donatella Azzollini, sono state tre studentesse provenienti dall’America del Sud, che hanno offerto uno sguardo inedito sulla condizione femminile, unendo il racconto delle loro radici alla realtà vissuta oggi nella città di Bitonto.
L’evento ha messo in luce, tra le altre cose, come l’istruzione degli adulti non sia solo apprendimento linguistico, ma un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva e parità.
Il seminario è stato aperto dai saluti dell’assessora ai servizi sociali Silvia Altamura, a cui hanno fatto seguito i tre interventi delle studentesse.
La prima testimonianza è arrivata da Annileisy Arroyo Ferrera, docente di lingua spagnola originaria di Cuba. Nel suo intervento, “Le donne del Sud Italia nello sguardo delle donne immigrate”, ha ribaltato la prospettiva abituale. Non sono state le donne locali a parlare delle migranti, ma il contrario: un’analisi su come la cultura dell’accoglienza e le dinamiche sociali del Sud Italia vengano percepite da chi arriva da lontano, evidenziando analogie e differenze nelle barriere patriarcali.
La seconda relatrice, Carolina Edith Perez Torres, cilena, ha portato una storia di versatilità. Ingegnera e soprano, ha discusso di “Empowerment femminile: tra tecnica e musica”. La sua riflessione ha toccato la capacità delle donne di eccellere in ambiti apparentemente opposti — la precisione scientifica dell’ingegneria e l’emotività dell’opera lirica — dimostrando che l’empowerment passa per la libertà di non dover scegliere una sola identità.
Infine, Vanessa Palma Guerra, commercialista venezuelana, ha affrontato il tema sotto una lente pragmatica con l’intervento “Coltivare l’uguaglianza: sfide e opportunità”. Analizzando le difficoltà burocratiche e professionali che le donne incontrano nei contesti migratori, ha sottolineato come la parità di genere non sia solo un diritto, ma una necessità economica per lo sviluppo dei territori.
A seguire, l’intervento della campionessa brasiliana di futsal Lucileia Renner Minuzzo non si è limitato al racconto dei suoi successi ma ha portato l’attenzione sul tema del gender pay gap in ambito sportivo, denunciando come, nonostante i successi mondiali, le atlete debbano ancora lottare per un equo riconoscimento economico rispetto ai colleghi uomini.
Da Città del Messico, la professoressa Rosanna Bonasia (leader del gruppo di ricerca Water 360 presso l’ITESM) ha incuriosito la platea con il racconto dell’immane lavoro che sta svolgendo per provare a gestire le inondazioni che costantemente colpiscono la capitale del Messico. Il suo racconto ha mostrato come la determinazione femminile possa guidare la ricerca scientifica d’avanguardia nella gestione delle emergenze ambientali.
A chiusura della giornata, vi sono stati l’intervento della dottoressa Pia Antonaci, formatrice ed educatrice, che ha illustrato il progetto della sartoria di donne senior all’interno del centro diurno “Crisalide”, un esempio concreto di come l’inclusione e l’artigianato possano diventare strumenti di riscatto e dignità in età avanzata, e quello degli studenti di una terza media dell’IC Cassano-De Rienzo che hanno presentato le loro riflessioni sul romanzo L’italiana in bicicletta.
L’evento ha confermato il ruolo fondamentale dei CPIA come ponti tra culture. In questi spazi, l’empowerment non è un concetto astratto, ma si traduce nel fornire gli strumenti (lingua, competenze, reti sociali) affinché donne con storie di migrazione possano riappropriarsi della propria identità professionale e sociale anche in una nuova terra.
L’incontro si è concluso con la consapevolezza che il dialogo tra culture può divenire un atto di resistenza e crescita comune. Come scrive bell hooks:
“L’istruzione come pratica della libertà è un modo di insegnare che chiunque può imparare. Quel che conta è la volontà di condividere le proprie storie e di ascoltare quelle degli altri per trasformare il mondo.”
Verso un Patto Educativo Territoriale: il lavoro della comunità di Bitonto-Palo
Nel pomeriggio del 19 dicembre, presso i locali delle Officine Culturali di Bitonto, si è svolto l’incontro della Comunità Educante di Bitonto, di cui da quest’anno fa parte anche il Cpia 1 Bari “Alessandro Leogrande”, che ha in progetto di costruire una rete territoriale solida e collaborativa, capace di unire scuole e associazioni in un impegno comune.
La sessione è stata strutturata attorno a due focus group che hanno operato con metodologie di co-progettazione educativa, coinvolgendo attivamente i partecipanti nella mappatura dei bisogni di studenti e famiglie. Questo processo non si è limitato a un’analisi teorica, ma ha generato proposte operative concrete, con l’obiettivo di trasformare la frammentazione degli interventi in una continuità educativa organica tra le istituzioni scolastiche e il territorio.
L’impatto atteso è anzitutto qualitativo: ricostruire un clima di fiducia e partecipazione, garantendo che ogni attore della comunità si senta parte di un sistema integrato. Il lavoro si articolerà su quattro assi strategici fondamentali:
- Governance territoriale: l’istituzione di un tavolo stabile di coordinamento per superare l’occasionalità degli interventi.
- Partecipazione attiva: il coinvolgimento diretto di giovani e famiglie, non più come utenti passivi ma come co-protagonisti dei percorsi educativi.
- Innovazione educativa: la promozione di metodologie partecipative e lo sviluppo di “spazi educativi diffusi” che valorizzino ogni angolo della città come luogo di apprendimento.
- Sostenibilità: l’integrazione del patto educativo con le politiche locali sociali, culturali e del lavoro, per garantire risorse e visione nel lungo periodo.
Attraverso questo approccio, la Comunità Educante di Bitonto si pone l’obiettivo di passare dalla semplice cooperazione a una vera e propria corresponsabilità educativa, condivisa da enti, scuole, famiglie e istituzioni.
A cura della prof.ssa Angela Fiore

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